Vozza: «Meglio la verità, porteremo Castellammare serena alle urne»
(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)
«Io ho fatto tutto quello che potevo fare». Sulla scrivania il sindaco di Castellammare Salvatore Vozza ha tre pile di documenti. Tra le tante carte ci saranno pure quelle che i tre componenti della commissione di accesso, inviati dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa, spulceranno per capire se c’è o meno la mano della camorra nell’amministrazione di Palazzo Farnese. Se i camorristi si sono infiltrati o hanno in qualche modo pilotato appalti, fatto affari, sporcato ulteriormente la città. Ché di carne a cuocere ce n’è tanta a Castellammare. Appalti e cantieri per 70-80 milioni di euro. A cui si aggiungono i circa 60 milioni del progetto Europa più. E poi la gara, non ancora espletata (ma non vuol dire niente, l’inchiesta Globalservice insegna), per la quale è stato scelto solo l’advisor per la privatizzazione delle Terme. E poi ci sono le stranezze. Bandi diversi a cui hanno partecipato società provenienti, guarda un po’, sempre da un unico territorio. Da Casal di Principe. E poi c’è la gara per il contratto di quartiere. Per rifare il rione Savorito, il Bronx Faito, anche quella terra di camorra. La gara si fa una prima volta, Vozza la blocca perché si conoscono in anticipo i nomi delle ditte. Una seconda volta. Vince una società. Poi è la prefettura a fermarla: i vincitori dell’appalto non hanno i documenti in regola, manca proprio il certificato antimafia. Un grafomane, si potrebbe definire Salvatore Vozza. S’è inventato il bollettino degli appalti. E’ stata istituita la stazione unica appaltante. C’è la videosorveglianza. E Gomorra, il libro, nelle scuole. Tutti i verbali delle giunte vengono spediti in Procura e alle forze dell’ordine prima ancora che agli assessori. Col prefetto Pansa ha una corrispondenza fittissima, neanche Marx ed Engels. Fino ad arrivare al paradosso di invocare la commissione di accesso. Sul perché Vozza lo abbia fatto si possono fare alcune ipotesi. Dopo l’omicidio del consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino era inevitabile che arrivasse, dunque meglio anticipare la richiesta. O ancora: il sindaco non fidandosi dei funzionari comunali, ci vuole vedere chiaro. In ogni caso con la scadenza elettorale alle porte Vozza non ha intenzione di uscire di scena con un’ombra. La commissione d’accesso, dunque, come exit strategy? «Certo che no», è perentorio Vozza. E prosegue: «Sono sicuro che la commissione ce la farà a chiudere la propria attività entro tre mesi, di modo da arrivare alle elezioni con serenità. E se non ce la dovesse fare meglio la verità, anche se in ritardo. Il contrario cosa avrebbe prodotto? Se io mi fossi dimesso, sarebbe arrivato un commissario prefettizio e nessuna verifica, però. Mi auguro che il nuovo sindaco non si trovi con la commissione di accesso, ma è meglio che la città sappia piuttosto che abbia anche solo un dubbio». Gli corre in aiuto Luisa Bossa, parlamentare democratica della commissione Antimafia, tra le promotrici dell’invio della commissione di accesso in città. «Il punto – spiega – è che tutti hanno paura perché nel 99 per cento dei casi se non ci sono atti limpidi si sciolgono le amministrazioni. Vozza ha voluto esorcizzare tutto questo. C’è un comune assediato per la morte di un consigliere, il Pd che ha tra gli iscritti camorristi, il sindaco ha voluto prendere le distanze. Come se volesse dare agli inquirenti: cercate altrove. Da questo punto di vista credo sia positivo». E arriverà marzo e con la primavera le elezioni. «Presentazione della squadra subito e poche liste, questa è la risposta della politica contro le infiltrazioni», chiede Vozza e sul suo futuro dice: «Sono un uomo del centrosinistra, rimarrò in campo per dare una mano, ma credo fermamente che Castellammare debba cambiare passo e generazione. Io lavoro per questo».











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